domenica 26 aprile 2009
lunedì 26 gennaio 2009
Se ne sono andati

E a noi non resta che immaginare un grande prato
nascosto dietro la collina
e sotto la terra il fiume
e loro che corrono e sono ormai puntini
lontani

come noi per loro
e tutti ci facciamo ciao ciao
con la mano, con la coda
e basta solo credere che nessuno li ha portati via
se ne sono andati
e basta
in cerca di nuove avventure
tutti insieme
con il naso pieno di ricordi.
venerdì 30 maggio 2008
A proposito di adozioni...
Norma è un chihuahua che abita a Cundy's Harbor, nel Maine.Ha avuto due cuccioli e ne ha adottati tre.
Solo che questi tre sono scoiattoli!
Che dire?
Imparate, imparate!

p.s.: la notizia me l'ha data Norma di persona, ma si trova anche su http://www.repubblica.it/
martedì 13 maggio 2008
Loving J.S.
Accadde che era caldo, umido.Nuova casa, nuovi quartieri.
Qualche paura dietro la porta in fondo al corridoio.
E poi che fine aveva fatto il mio divano?
Pavimento scivoloso, rumori diversi nella notte, tutta una vita di percorsi da reinventarsi.
Trasloco. Molti pacchi, molti uomini, molti nervosismi.
Una casa nuova. Una vita nuova.
Bye bye Rec, pastore tedesco, mio primo amore.
Che salivi le scale, bussavi alla porta e mi pettinavi all'indietro i capelli a furia di baci.Per me, da quel momento, nuovi lidi di passione: apriti, mio cuore.
Che da allora sei stato suo, solo suo.
Nove anni di noi, al parco in via Bologna, ore 14.15 del pomeriggio. Non ti puoi sbagliare.
Nero, lucido, ardente,
il mio unico amore.
Jerry Salsiccia.
p.s.: solo amore platonico. Sono una ragazza seria, io.
sabato 10 maggio 2008
Troppo piccoli per essere gatti
Lo sapete, a me i gatti non sono mai piaciuti.
Sono pericolosi, hanno occhi fosforescenti e unghie crudeli.
Ma questi erano troppo piccoli per essere gatti.
Non arrivavano neanche alla lunghezza delle mie orecchie.
Uno grigio topo, l'altro bianco sporco, se ne stavano immobili nella legnaia, silenziosi, sdraiati tra le foglie secche, con gli occhi chiusi.
Sono morti - ha detto la vicina di casa. Portiamoli sotto l'abete d'argento, dove la terra è molle.
Sono vivi! - ha detto Marià - guardandoli a lungo, sfiorandoli piano con le dita. Sono vivi ma gelati, guardate, si muovono.
E in effetti si muovevano. Gesti lenti, quasi invisibili, la bocca minuscola che si apriva piano.
Marià ha subito chiamato il dottore - Qui ci sono due gattini appena nati, la madre non si trova, magari, a sapere dov'è... Cosa facciamo adesso? Sono congelati!
Mettili nel microonde, ho pensato io!
- Forse la madre non ha latte, per questo li ha lasciati là. Metteleli al caldo e poi portateli in ambulatorio, c' è una gatta che ha appena perso i suoi, possiamo tentare un'adozione.
Così Marià e la vicina hanno preso una cesta piena di lana, ci hanno messo dentro una bottiglia di acqua molto calda e quei due cosi minuscoli si sono appiccicati ad essa, come se fosse la loro mamma.
Nel frattempo è arrivata Cane, la madre dei gattini (si, una gatta che si chiama Cane, non prendetevela con me, non c'entro nulla, io).
Marià l'ha rimproverata, l'ha messa nella legnaia, l'ha accarezzata, le ha detto un sacco di cose (alcune belle e anche delle parolacce), ma la cattiva è saltata fuori dalla legnaia, ignorando completamente i due cosini.
Così Marià li ha portati dal dottore.
Prima di andare via si è messa in ginocchio accanto a me, ha sollevato la sciarpa e me li ha fatti annusare. Un buon odore. Piccolissimi. Troppo piccoli per essere gatti.
All'ambulatorio la Micia Gialla Senza Nome, dopo 4 giorni di travaglio, un parto cesareo e 5 gattini morti, non era proprio il quattrozampe più felice del mondo.
Due occhi tristi di mamma addolorata.
Una dottoressa molto gentile ha aperto la gabbia e parlandole con educazione, accarezzandola e sorridendo, le ha messo sotto la pancia i due gattini.
La Micia è rimasta come sospesa per tre secondi, poi ha cominciato a coprire i gattini con le zampe e a leccarli, mentre loro succhiavano felici.
Dopo un minuto nessuno, neanche la dottoressa, poteva spostarli di là.
Erano i suoi cuccioli, venuti un po' più da lontano della sua pancia, nati in una legnaia tra foglie secche e salvati per miracolo, per magia, per uno spirito benevolo, per una strana combinazione di gatte senza latte e gatte senza cuccioli, in un giorno di maggio pieno di vento.
p.s. in alto una foto di Cane. Le foto della nuova famiglia gattesca non sono il massimo, ma provate a fare voi delle belle foto con le mie zampe!
Sono pericolosi, hanno occhi fosforescenti e unghie crudeli.
Ma questi erano troppo piccoli per essere gatti.
Non arrivavano neanche alla lunghezza delle mie orecchie.
Uno grigio topo, l'altro bianco sporco, se ne stavano immobili nella legnaia, silenziosi, sdraiati tra le foglie secche, con gli occhi chiusi.
Sono morti - ha detto la vicina di casa. Portiamoli sotto l'abete d'argento, dove la terra è molle.Sono vivi! - ha detto Marià - guardandoli a lungo, sfiorandoli piano con le dita. Sono vivi ma gelati, guardate, si muovono.
E in effetti si muovevano. Gesti lenti, quasi invisibili, la bocca minuscola che si apriva piano.
Marià ha subito chiamato il dottore - Qui ci sono due gattini appena nati, la madre non si trova, magari, a sapere dov'è... Cosa facciamo adesso? Sono congelati!
Mettili nel microonde, ho pensato io!
- Forse la madre non ha latte, per questo li ha lasciati là. Metteleli al caldo e poi portateli in ambulatorio, c' è una gatta che ha appena perso i suoi, possiamo tentare un'adozione.
Così Marià e la vicina hanno preso una cesta piena di lana, ci hanno messo dentro una bottiglia di acqua molto calda e quei due cosi minuscoli si sono appiccicati ad essa, come se fosse la loro mamma.

Nel frattempo è arrivata Cane, la madre dei gattini (si, una gatta che si chiama Cane, non prendetevela con me, non c'entro nulla, io).
Marià l'ha rimproverata, l'ha messa nella legnaia, l'ha accarezzata, le ha detto un sacco di cose (alcune belle e anche delle parolacce), ma la cattiva è saltata fuori dalla legnaia, ignorando completamente i due cosini.
Così Marià li ha portati dal dottore.
Prima di andare via si è messa in ginocchio accanto a me, ha sollevato la sciarpa e me li ha fatti annusare. Un buon odore. Piccolissimi. Troppo piccoli per essere gatti.
All'ambulatorio la Micia Gialla Senza Nome, dopo 4 giorni di travaglio, un parto cesareo e 5 gattini morti, non era proprio il quattrozampe più felice del mondo.
Due occhi tristi di mamma addolorata.
Una dottoressa molto gentile ha aperto la gabbia e parlandole con educazione, accarezzandola e sorridendo, le ha messo sotto la pancia i due gattini.La Micia è rimasta come sospesa per tre secondi, poi ha cominciato a coprire i gattini con le zampe e a leccarli, mentre loro succhiavano felici.
Dopo un minuto nessuno, neanche la dottoressa, poteva spostarli di là.
Erano i suoi cuccioli, venuti un po' più da lontano della sua pancia, nati in una legnaia tra foglie secche e salvati per miracolo, per magia, per uno spirito benevolo, per una strana combinazione di gatte senza latte e gatte senza cuccioli, in un giorno di maggio pieno di vento.
domenica 13 aprile 2008
250 blogger (cani compresi)
Mi sembra un bel giorno per aderire in carne e coda all'iniziativa dei miei amici del nord.
Chissà che non si riesca ad esser là, il 25 aprile. Intanto incrocio le zampe e aspetto domani. Andate a votare, voi che potete.

p.s. Buon viaggio dolce, cara, gentile compagna di pomeriggi Monick
mi mancherai...
Chissà che non si riesca ad esser là, il 25 aprile. Intanto incrocio le zampe e aspetto domani. Andate a votare, voi che potete.

p.s. Buon viaggio dolce, cara, gentile compagna di pomeriggi Monick
mi mancherai...
lunedì 31 marzo 2008
Storia patetica di un cane che odiava i bidet
Promisi che ve ne avrei parlato e lo faccio.Mi colpì mentre stavo dormendo, il codardo.
Sebbene Lucrezio parlasse "del sonno leggero dei cani" quella volta me la dormivo della grossa, comodamente sdraiata sotto il lavandino.
Nel sogno c'era un bambino che saltava. Hop hop, dal water al bidet, andata e ritorno.
Ci fu un rumore secco, poi una macchia scura coprì il sole e, volando, il bidet verde si diresse verso di me, atterrando sulla mia zampa destra.
Non era un sogno.
Rimasi invalida per una decina di giorni. Mi venne un'unghia nera da strega cattiva. Mostrai la zampa malata a chiunque venisse nella nostra Casa.
Fui ricompensata a suon di polpette.
Se ci penso, mi commuovo ancora. (per le polpette, naturalmente...)
Da quel giorno io odio i bidet.
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